Io, madre di un aspergerino

Credo di non aver mai provato gioia più grande se non quella di essere diventata madre…
Questa gioia non arrivò però subito, perché, sarò una madre anomala, ma il primo giorno di vita, guardai mio figlio e mi sembrava un estraneo. Era brutto, tutto viola e ricoperto di peli, e poi faceva una cosa insolita, impossibile a detta del pediatra: si toglieva il ciuccio, non lo sputava; con la manina arrivava al ciuccio, lo agganciava con il medio e l’anulare e lo tirava fuori dalla sua bocca. Il pediatra rimase strabiliato, lo prese lo mise sul letto ed iniziò a controllare una serie di riflessi, che ha suo dire erano in anticipo rispetto all’età…
Mi innamorai di mio figlio al mio primo cambio di pannolino, che avvenne al suo secondo giorno: lo riconobbi, con quel suo modo di muovere le gambette . Erano movimenti che avevo solo sentito in pancia, ma ora li vedevo ed erano familiari.
In un mese, diventò bello, bellissimo, chiunque lo vedesse pensava fosse femmina , i suoi tratti erano di una finezza e purezza candida. Il mio bambino suscitava in me stupore e timore allo stesso tempo, perché lui era troppo !
Sempre sveglio: faceva riposini di un quarto d’ora ogni ora; spessissimo stava attaccato al seno, e, mentre ciucciava lisciava/tirava i miei capelli; ce lo avevo sempre in braccio… Ho passato tre anni della mia vita a cantare e parlare nel tempo che trascorrevo con lui.
Lui era sempre in anticipo, sempre… ho una foto di quando aveva due mesi in cui è appeso ai pollici di mio marito e sospeso per aria, ad un anno esprimeva desideri, a due ci rimproverava perché era stanco di seguire le nostre regole e minacciava di andarsene, a tre anni sapeva giocare con qualsiasi gioco elettronico o tecnologico si cimentasse, pur non sapendo leggere, sapeva però addizionare e sottrarre, nessuno glielo aveva spiegato, era una capacità innata, era semplice come camminare. E poi ha sempre avuto il turbo inserito, mai fermo, mai ! Se non si muove parla.
Aveva anche dei rituali, per esempio se tornavamo a casa, anche se non c’era nessuno, lui doveva suonare al citofono, accendere la luce, suonare il campanello della porta. Una volta tornando a casa, arrivammo insieme ad un vicino , questi aprì la porta e accese la luce e mio figlio andò in crisi, si strofinò a terra e urlò che non poteva essere, io cercai di rassicurarlo ma non ci riuscii, nella mia testa mi ripetevo : “ E’ autistico !”, ma nella mia infinita ignoranza sull’ argomento mi rassicuravo : “ gli autistici non parlano, smettila, il problema sei tu ! “
Questa sensazione intuizione mi faceva sentire inadeguata, tanto che ho pensato di avere qualche problema, tale da non saper gestire bene mio figlio, perché talvolta diventava aggressivo ed io mi sentivo impotente, mi interrogavo e dicevo tra me e me: “ come mai riesco a gestire squadre di sedici bambini, tutti mi seguono e mi rispettano e non riesco ad educare mio figlio ?”. Credevo di avere una depressione post parto postuma, così andai in analisi. Quest’ultima mi aiutò per quanto riguarda il mio rapporto con mio marito, iniziammo ad essere più coerenti nel non contraddirci di fronte al bambino ed iniziammo a vedere qualche lieve miglioramento. Ma alla scuola dell’infanzia, la maestra iniziò ad annotare una serie di comportamenti che uscirono fuori quando il bambino stava per compiere quattro anni. Il suo stare in movimento era diventato incontrollabile, ripeteva frasi di cartoni, si arrabbiava spesso, spessissimo. Un giorno oltre a consegnarci il bambino all’uscita della scuola, ci porse delle fotocopie, il cui titolo era: ADHD e iperattività.
Mio marito si arrabbiò, iniziò ad accusare la maestra di non essere capace di gestire un bambino solo molto intelligente rispetto ai pari . Percorremmo la strada del ritorno a casa gridando come i pazzi in macchina con il bambino seduto nel seggiolino posteriore …(Non si fa! Non si fa mai !).
Alla fine la decisione fu quella di farlo osservare da una professionista, la quale si espresse in questo modo : “ Il bambino ha bisogno di fare più famiglia, sta troppo poco con voi, cercate di lavorare di meno e stare più con lui!”.
Così iniziai a lavorare part time, ma lo stare più a contatto con il mio bambino mi faceva notare che c’era qualcosa che non mi quadrava, anche mio marito lo notò e decise di parlarne con un nostro amico psicologo che lavorava in un centro di ricerca.
Iniziarono una serie di test e colloqui con noi genitori, ed io feci uscire fuori la mia interrogazione mentale: “ Mi sono pure chiesta se è autistico “. Il nostro amico mi sorrise con un’area di complicità e mi disse che non esiste l’autismo, ma gli autismi !
Concordammo un ricovero presso il Centro in cui lavorava e dopo quindici giorni uscimmo con la diagnosi: Sindrome di Asperger…
Il nostro amico ci regalò un libro: “ Dicono che sono Asperger “ e ci disse una cosa che, alle nostre orecchie, in quel momento, risultò detta in arabo: ” Vostro figlio si svilupperà bene tanto più consapevole sarà della sua condizione “ …
Quelle parole iniziarono a prendere senso quando, dopo aver “divorato , una serie di libri, decisi che forse un po’ di confusione si sarebbe diradata se avessi parlato con chi vive l’autismo e non soltanto con chi lo studia. Così decisi di affacciarmi a Facebook , nonostante la riluttanza che avevo per i social network, e la mia inettitudine nei confronti del computer. Dovevo assolutamente parlare con persone che vivevano la condizione sia indirettamente che personalmente! Mi si aprì un mondo, potevo comprendere il perché di tante cose, e tutto era estremamente logico! Come studiare una nuova lingua, impari le regole, leggi libri, e poi vai nei luoghi in cui si parla, anche se a me questa “ lingua “ non era del tutto estranea…: la conoscevo ma avevo bisogno di certezze… e la prima cosa che ho imparato è che bisogna spogliarsi di tutte le proprie certezze, mettersi in discussione.
Le poche cose che ho capito, (mio figlio è un individuo unico, ha il suo autismo e di questo io posso parlare), hanno fatto si che il nostro rapporto diventasse meraviglioso: lui si fida di me, si sente compreso ed ha capito che io voglio aiutarlo a crescere.
Ho compreso, che tutto migliora se il bambino gode di buona salute, quindi da madre mi sto prodigando per garantirgliela attraverso una alimentazione che sia più rispettosa possibile (più naturale), anche se ancora siamo all’inizio e la faccenda va cambiata gradualmente, rispettando i suoi tempi . E poi ho conosciuto una donna (Asperger pure lei), che mi ha parlato degli stimoli genitoriali (affettività fisica) al fine di migliorare lo sviluppo dei nostri bambini, favorendolo in maniera spontanea e naturale. Quest’incontro mi ha dato tante risposte. Per esempio io so perché mio figlio non è goffo: sin da piccolo abbiamo stimolato la sua fisicità, inconsapevolmente. Il prodotto di questi stimoli genitoriali, finalmente consapevoli dà risultati sorprendenti, e ciò che è bellissimo è che un’indicazione suggerita durante questi momenti di coccole si fissa come un incisione su un metallo, non è necessario ripetere ulteriormente.
Con questo non voglio assolutamente dire che i protocolli studiati per i bambini non siano efficaci, al contrario. Voglio solo far luce sul fatto che i genitori devono diventare genitori consapevoli e condurre i propri figli attraverso l’affettività, gli specialisti devono fare gli specialisti attraverso la scienza e la cordialità, gli insegnanti devono fare gli insegnanti in ascolto, e tutti insieme come in una grande orchestra dove ognuno suona il suo strumento, produrre il più bel concerto possibile.
Di fronte al benessere del bambino penso che il maggiore interesse sia dei genitori, questo è un dato di fatto. Un segnale di questo benessere è la gioia di vivere, che in mio figlio è tangibile: si sente compreso e amato, ama. Tante volte mi chiama da una stanza all’altra, io faccio le corse per sentire ciò che ha da dirmi, e lui sorridente esclama : “ Ti voglio bene !”, oppure mi chiede un abbraccio.
Recentemente si è innamorato di una bambina. Pare sia pure ricambiato. La sera che la conobbe, prima di metterlo a letto mi disse: “ Oh, mamma, io devo sapere se anche quella bimba mi ama!”. Sono scoppiata in una risata fragorosa e lui mi chiese: “ Perché ridi ?”(un tempo si sarebbe infuriato), io riposi che ridevo perché ero felice e lui disse: “ Anch’io !”.
Tre anni fa, in seguito alle sue insistenze, abbiamo deciso di avere un altro bambino e non è mai stato geloso di lui. Il giorno in cui nacque, appena lo vide mi disse: “Mamma, hai vinto !”. Il loro è un tranquillo rapporto tra fratelli, a volte sono in sintonia altre volte, no. Per quanto riguarda me, uso la stessa identica modalità educativa, per me non è cambiato nulla. La patente di madre me l’ha data il primo, il secondo ha avuto la fortuna di trovarla pronta. (Scherzo !).
Noi giochiamo tantissimo, parliamo tantissimo, ci coccoliamo tantissimo, quel “troppo” abbiamo deciso di cavalcarlo come un’onda per un surfista, stiamo imparando tutti insieme, a volte cadiamo dalla tavola ma abbiamo la forza di risalire, insieme, dandoci la mano felici.
Perché un genitore è felice se suo figlio è Felice, oggi noi siamo una famiglia serena, a cui è stata restituita la facoltà di essere genitori, di coccolare e amare e attraverso questo educare i propri figli, in piena armonia con il suo sviluppo che ogni tanto si inceppa, ma che poi, individuato il blocco ricomincia e galoppa…
Non ho mai provato gioia più grande dell’essere diventata madre…. Imi Brava.

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